Le annunciate dimissioni del Presidente
del Consiglio Silvio Berlusconi dopo che sarà stata approvata la "Legge
di Stabilità", ovvero la finanziaria corretta dal maxiemendamento
richiesto dalla UE e dalla BCE, con gli ulteriori dettagli previsti
nell'ultima lettera pervenuta oggi a Roma, fanno comprendere il
carattere della soluzione prospettata dal Presidente della Repubblica
Napolitano, così ferrea, che chiude ogni presunto e immaginabile spazio
politico: la manovra sarà approvata per forza di cose in modo
bipartisan, vista l'emergenza dello spread crescente tra titoli pubblici
italiani e tedeschi. L'opposizione sarà soddisfatta dall'essere
riuscita (assieme ai mercati) ad ottenere le dimissioni di Berlusconi.
Berlusconi ne uscirà con l'inatteso crisma dell'uomo di Stato che si
ritira in buon ordine di fronte alle superiori urgenze nazionali. Il
gioco è a somma zero. Tutti hanno vinto. Ma allora chi è il perdente ?
Il perdente, spiace constatarlo, è il popolo italiano che nella
fattispecie congiunturale perde la sua sovranità; sarà sottoposto ad un
prelievo forzoso di durata pluriennale. Vedrà scomparire diritti e
pensioni. Ecc. ecc.
Perchè l'approvazione della cosiddetta Legge di Stabilità in grado di placare la fame dei mercati, significa proprio questo.
Da
oggi all'approvazione della legge di stabilità, tra l'altro, non è
affatto da escludere che si aggiungano nuovi gabelli e nuove misure di
flessibilità del mercato del lavoro, visto che nella lettera odierna
della UE si pongono una serie di quesiti che fanno presagire che
l'enorme manovra di luglio-agosto, sommata alle assicurazioni portate al
G-20 di Cannes, non siano affatto sufficienti.
Alla fine del
raffinato tragitto programmato dal Capo dello Stato ci troveremmo con un
nuovo governo di transizione a guida tecnica, oppure con uno che ci
traghetterà, con guida berlusconiana diretta o indiretta, verso nuove
elezioni.
Le quali saranno solo un gioco delle parti, poichè
tutto ciò che dovrebbe essere deciso da futuri governi, sarà già stato
deciso prima, e nessuno, in campagna elettorale potrà vendere, in
coscienza, alcun prodotto alternativo: qualsiasi governo sia eletto,
infatti, dovrà limitarsi ad attuare quanto già predeterminato con le
scelte delle prossime imminenti settimane.
Alla luce degli eventi dell'8 novembre, il futuro dell'Italia appare quindi già ipotecato.
A
meno che il popolo italiano non sappia fornire forti ed inequivocabili
elementi di orientamento alla classe politica attuale (una volta capito
lo stratagemma adottato, potrebbe essere spazzata via) e futura, che
andrebbe in buona parte ricostituita ex novo e sottoposta alla volontà
delle persone, non a quella degli astratti mercati.
Ciò vale
anche per il regista che potrebbe aver superato il suo mandato e forse
sta già navigando in un mare che è abbondantemente fuori dal dettato
costituzionale.
Siccome, come si dice, l'Italia è un grande
paese, le prossime settimane e i prossimi mesi saranno decisivi per
confermare o meno, se in questo grande paese, vive (o no), un grande
popolo.
Restiamo umani e fiduciosi.
(8/11/2011)
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