Le giornate del 2, 3 e 4 novembre del
2011 segnano una svolta storica. Nell’ambito dei lavori del G-20 a
Cannes, sono accadute alcune cose che pongono sotto una luce di
cristallina chiarezza i nuovi rapporti che si sono determinati con la
grande crisi epocale, tra le elites economico-politiche e i popoli.
Appare evidente che le
costituzioni di paesi come Grecia e Italia vengono stracciate
sull’altare della compatibilità sistemica della finanza e del
capitalismo mondiale. E’ cioè la fine della democrazia (governo del popolo), come l’abbiamo intesa fino ad oggi.
E ciò non è altro che l’annuncio di una modificazione globale,
sostanziale e formale che, nelle intenzioni di chi sta da solo al
comando, riguarderà l’intero occidente, mentre fino ad ora aveva
riguardato essenzialmente i paesi più o meno colonizzati del sud del
mondo.
La giornata del 3 novembre è in questo senso decisiva:
l’annuncio – probabilmente estemporaneo e strumentale nelle sue
intenzioni - del leader del Pasok greco, il socialista Papandreu, di
voler sottoporre al giudizio di un referendum popolare le misure a cui
la Grecia deve sottoporsi per acquisire la garanzia del rinnovo del
prestito UE onde evitare il fallimento, (misure che avranno effetto per i
prossimi decenni), viene contrastato duramente dal leader francese
Sarkozy e dalla cancelliera Angela Merkel, poiché farebbe saltare tutta
l’architettura messa in campo per il salvataggio delle banche francesi e
tedesche e in definitiva, dell’Euro.
Alla fine, Papandreu fa
marcia indietro e rinuncia al referendum. Le borse mondiali che nella
giornata del 2 erano letteralmente crollate, tornano a respirare. Per la
Grecia, (ma anche per l’Italia), si annuncia la prospettiva di governi
di salvezza nazionale che debbono evitare ad ogni modo il confronto
elettorale, poiché il risultato di consultazioni democratiche in un
momento come questo, porterebbe con molta probabilità, alla sconfitta
delle posizioni delle lobbies politiche che sostengono le ricette BCE,
FMI, ecc.
Dobbiamo quindi un gallo a Papandreu., a Sarkozy e alla Merkel.
Si
annuncia ora un periodo in cui governi autoritari e non legittimati dal
voto popolare debbono applicare normativamente le misure neoliberiste e
traghettare il capitalismo fuori dall’abisso in cui si è cacciato,
tutelandone la supremazia e i poteri. Ciò, ovviamente, a discapito del
90% dei popoli stessi, con una drastica riduzione del loro benessere e
dei loro diritti acquisiti nell’arco del ‘900 grazie a lotte lunghissime
che avevano permesso un equilibrio negoziato seppure instabile, tra
poteri economici e poteri politici espressione della volontà popolare.
E’
per questo che si devono evitare consultazioni elettorali e referendum.
Il sistema non può essere sottoposto al rischio di crollo per una mera
quanto inconsulta espressione democratica.
La evidenza che le cose
stiano così, è confermata dalla candida ammissione dei leader
franco-tedeschi e da tutto l’ambaradan mediatico che si è affrettato a
definire Papandreu come perfetto “irresponsabile” prima, e
riaccettandolo nel circuito dei responsabili subito dopo aver abdicato
alla consultazione ad aver varato la prospettiva di governo di salvezza
nazionale.
Anche da noi, secondo Napolitano, abbiamo bisogno di
un governo di responsabilità nazionale. Dopo i fatti descritti siamo
abilitati a tradurre così: adesso non abbiamo bisogno di democrazia,
anzi, essa, nel frangente attraversato, è qualcosa da evitare
assolutamente. Responsabile sarà invece chi sosterrà governi tecnici
allargati in cui le classi politiche sopravvissute alla catastrofe della
democrazia, si trasformeranno in puntuali esecutori delle indicazioni e
dei suggerimenti di BCE, FMI, ecc. ai quali ultimi, a scanso di
equivoci - e poiché la fiducia è merce rara -, sarà permesso di
controllare e di verificare ogni passo e ogni decisione assunta dai
nuovi governi autoritari e allo stesso tempo esecutori di ordini
esogeni. Nessuno spazio per una via autonoma.
La metamorfosi da democrazia ad autoritarismo tecnocratico delle elites è compiuto alla luce del sole.
La lotta infinita tra puntuazioni di potenza, riassume con ciò, la sua piena trasparenza.
Vengono
elise d’un tratto tutte le categorie interpretative che sono state
utilizzate nella fase di transizione degli ultimi 30 anni per
massaggiare le masse: non c’è più bisogno di riformismo o terze vie di
varia ispirazione.
C’è da salvare la baracca globale con tutti i
suoi annessi e connessi, e per questo è indispensabile che
l’avvertimento alle masse dell’Europa sia chiaro, forte e ben
comprensibile da chiunque.
Siamo tutti avvertiti.
Ora si pone
una questione: tutto il nostro immaginario politico e ideologico è
stato costruito nell’epoca della negoziazione allargata tra capitale e
lavoro. Se l’epoca che si annuncia è un nuovo autoritarismo mondiale che
sarà venduto e propagandato come “nuovo governo mondiale”, qual è la
risposta che deve emergere dalle volontà popolari, prima che la sua
natura sostanziale di dominio sia rapidamente tradotta in nuova
costituzione formale, cioè prima che il nuovo dominio si doti del nuovo
sistema di autolegittimazione legale e di nuove costituzioni nazionali ?
In
questa fase, che si annuncia brevissima, c’è uno spazio ridottissimo di
intervento il cui esito è tuttavia decisivo per la configurazione dei
nuovi decenni e del XXI Secolo.
Se in questo breve volgere di
mesi o degli immediati anni a venire, la difesa delle attuali
costituzioni, dei poteri tripartiti (legislativo, esecutivo,
giudiziario), della sovranità nazionale, subirà una sconfitta, allora si
apre l’epoca di un nuovo feudalesimo a venire, rispetto al quale, ogni
lotta e ogni battaglia diventerà illegale, non tollerabile e sarà
soppressa.
Ciò che resta della politica progressista in Italia e
nell’Occidente e ciò che sta rinascendo come movimento
antiglobalizzazione dovrebbero trovare una immediata ricomposizione in
grado di rappresentare le volontà del 90 %.
(4/11/2011)
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